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π-K30

– Follonica, 9 febbraio 2020 –

A cura di Arch. Saverio Cioce

Karim Carella approda tardi alla fotografia, con una laurea in Scienze statistiche e una vita alla ricerca di spazi idonei a una creatività insaziabile, che lo porterà ad abbandonare il lavoro e la vita milanese attirato dal bisogno primordiale del mare. Il viaggio di Karim nella fotografia è un viaggio alla ricerca di sé, o forse solo del suo posto nel mondo, in maniera gradualmente più consapevole e autobiografica.

Affascinato sin da bambino dai paesaggi struggenti delle campagne e delle coste del sud Italia, inizia a esplorare il significato più profondo del visibile, un universo in cui la figura umana è bandita ma la cui azione assume un ruolo protagonista nella conformazione del paesaggio: i campi agricoli (Tyrsenoi, 2017), le incredibili astronavi marine dei trabucchi (Phoenician fishing, 2012), la scogliera dominata dal faro o da misteriose costruzioni in pietra (Guardians of the sea and Atlantic sights, 2018).

La graduale e crescente selezione delle forme e dei toni, grazie anche alla depurazione delle composizioni cromatiche, giunge a un concetto di fotografia immobile nel tempo e isolato nello spazio, e a rappresentazioni sempre più tendenti all’astratto. Tale ricerca, che apparentemente assume i connotati rischiosi di un atteggiamento formalistico, quasi snob, in realtà rivela la ricerca di un nuovo codice, in grado di enfatizzare il grido di dolore della natura violata.

Oblivium
Oblivium è il nuovo progetto di Karim Carella presentato in anteprima ad Affordable Art Fair di Milano 2020. Qui egli propone alcuni scatti realizzati fra il 2017 e il 2019, offrendoci molteplici prospettive del suo nuovo modo di concepire la fotografia. Karim indaga nuovi campi di ricerca ispirati profondamente dalla vita interiore, nel tentativo di sublimare la forma come simbolo, simulacro, icona dei propri valori.

L’amore per la natura, per il mare in particolare, e la consapevolezza della minaccia da parte dell’uomo, lo portano a selezionare progressivamente forme sempre più astratte in cui dissolvere quasi ogni richiamo alla realtà. Un alfabeto sconosciuto, sintetizzato in un primordiale segno di orizzonte, ripetuto ossessivamente nelle sue quasi infinite combinazioni.

Lunghe esposizioni e l’acqua che sfuma in un flusso di toni che stempera mare, nuvole, sabbia, in un volo onirico avvincente. Elementi primordiali rimescolati su un solo piano, e poi ridisegnati su layer dalle coordinate diverse, su di uno sfondo rarefatto, mobile, fantastico. Si tratta di una ricerca in cui il linguaggio fotografico intraprende un coraggioso viaggio verso la dimensione astratta. Un processo di trascendenza che ci riporta alle avanguardie del Novecento.

Una teoria estetica dell’Einfühlung, che suggerisce un passaggio ad un piano più profondo di percezione, in cui tutto agisce in relazione all’affine che è in noi; un’esplorazione che supera il referenzialismo della fotografia figurativa per approdare ad un estremo soggettivismo, geometrico e imprevedibile.

Le opere qui esposte rappresentano una calma metafisica quasi inquietante, in cui la negazione dello spazio prospettico libera l’autore nella composizione di forme pure quali la linea e il piano. Un genere fotografico che non vuole più rappresentare oggetti ma aspira alla costruzione di un ordine oggettivo, una Sachlichkeit che conclude il viaggio dal soggettivismo espressionista per approdare al valore etico dell’arte di denuncia. E’ la natura che urla e si ribella contro la minaccia dell’uomo. Il compito decisivo della produzione artistica più recente di Karim è rendere visibile, non riprodurre ciò che è già visibile. L’arte non rende il visibile: essa rivela (Paul Klee).

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